Sindrome dello Yo-yo - Cesvipe Alimentazione

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Sovrappeso

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Sindrome dello Yo-Yo

o Sindrome del peso Fluttuante


La Sindrome dello Yo-Yo è caratterizzata dalla perdita e dal riacquisto ciclico del peso corporeo in seguito a diete eccessivamente ipocaloriche.

Questo processo frequentemente inizia con una dieta eccessivamente restrittiva che consente una forte perdita di peso in breve periodo associata a sentimenti di euforia ed orgoglio. Tale dieta eccessivamente restrittiva non può essere mantenuta a lungo e, quando la persona ritorna al regime alimentare normale,  riacquista il peso perduto e spesso anche qualche chilo in più , vivendo sentimenti di colpa e rabbia. Tale stato emotivo può portare le persone a mangiare di più di quanto avrebbero fatto in condizioni normali, aggravando ulteriormente la situazione. Così  la dieta viene ripresa (spesso  più rigida e restrittiva della precedente) ricominciando anche il ciclo di perdita e riacquisto del peso corporeo. E' stato osservato che nell'arco di tempo prolungato (10 anni) si assiste ad un progressivo aumento di tessuto adiposo da parte delle persone associato ad una diminuzione dell'autostima (generata dalla convinzione di aver fallito) e all'aumento di sentimenti di rabbia e frustrazione. Inoltre il processo innescato dall'effetto yo-yo può comportare nel lungo periodo una modificazione nel rapporto percentuale tra massa magra e massa grassa , fattore che incide notevolmente sulla salute e sul rischio di sviluppare malattie cardio vascolari.


Epigenetica e la Sindrome Yo-Yo

Uno studio della University of Pennsylvania pubblicato sulla rivista Neuroscience conclude che la sindrome dello yo-yo aumenta i livelli di stress e, in conseguenza, le probabilità di ‘ricadere’ in abbuffate di dolci. Infatti i ripetuti cali e aumenti di peso sembrerebbero riprogrammare di continuo il cervello alle prese con situazioni stressanti e voglie di cibo.

Sembrerebbe che l'effetto possa cambiare la struttura del Dna in aree finalizzate a produrre gli ormoni progettati per gestire l’ansia con un effetto permanente.

In una prima fase i ricercatori hanno esaminato i livelli ormonali e il comportamento dei topi con diete restrittive confrontandoli con quelli di topolini che hanno seguito una dieta normale. Dopo 3 settimane i topolini sottoposti a dieta avevano perso tra il 10 e il 15 per cento del loro peso corporeo, proprio come succede negli esseri umani a dieta, presentavano un aumento dei livelli di corticosterone, l’ormone dello stress, e di comportamenti depressivi. I ricercatori hanno scoperto inoltre che molti geni importanti nella regolazione dello stress e dell’alimentazione erano cambiati. Infatti passate ricerche di epigenetica hanno mostrato che le esperienze possono alterare la forma e la struttura del Dna in modo permanente.
Così anche dopo che i topolini sono tornati al loro peso normale, i cambiamenti genetici hanno continuato a dare effetti. Per verificare se queste modifiche molecolari avrebbero influenzato anche il comportamento futuro, i ricercatori hanno messo i topolini in situazioni di stress e hanno monitorato la quantita’ di cibi grassi che mangiavano.
È risultato che i topolini precedentemente sottoposti a dieta tendevano a mangiavano più cibi ricchi di grassi rispetto al gruppo di controllo. Questi risultati suggeriscono che la dieta non solo aumenterebbe lo stress, rendendo piu’ difficile proprio lo stare a dieta, ma che il cervello si può realmente ‘riprogrammare’ su come risponde allo stress emotivo e sui comportamenti futuri con il cibo. In pratica, i risultati mostrano i meccanismi alla base del motivo per cui gli alimenti grassi e zuccherati sono cosi’ attraenti nei momenti di stress proprio in quelle persone che hanno seguito tante diete.
 
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