La Dieta fa Ingrassare - Cesvipe Alimentazione

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La Dieta fa ingrassare


Nonostante nella nostra cultura si sia affermata l'idea che con un po' di buona volontà è possibile modificare il peso corporeo a proprio piacimento, il nostro corpo, nel corso dell'evoluzione, ha sviluppato sofisticati meccanismi biologici e psicologici per difendersi dalla restrizione e da un peso corporeo troppo basso.

Il nostro corpo si difende dalla dieta in due modi: 1) riducendo il consumo di energia; 2) alterando i meccanismi che regolano la fame e la sazietà.
1. Riduzione del consumo di energia

La riduzione del metabolismo basale, che si verifica quando si segue una dieta ipocalorica, è un meccanismo di adattamento di fondamentale importanza per la sopravvivenza della nostra specie. Infatti è' stato calcolato che, se non si verificasse una diminuzione del dispendio energetico, potremmo sopravvivere a digiuno per non più di tre settimane, mentre numerose ricerche dimostrano invece che l'uomo può sostenere il digiuno per almeno 60 giorni. Questo meccanismo di riduzione del metabolismo è utile in condizioni naturali di mancanza di cibo, ma non lo è per una persona che sta seguendo una dieta dimagrante perchè, l'adattamento del corpo alla riduzione calorica, produce un arresto nella perdita di peso. Con la dieta, inoltre, non perdiamo solo grasso, ma anche una quota considerevole di massa muscolare, calcolata intorno al 25% della perdita totale di peso. Meno muscolo si ha, meno si consuma (Vuoi saperne di più?).


2. Alterazione dei meccanismi di fame e sazietà
Quando seguiamo una dieta, si modificano nel nostro corpo i livelli di alcune sostanze, che vanno a influenzare gli stimoli di fame e sazietà. Il tessuto adiposo, oltre ad avere una funzione di deposito di scorte energetiche, può essere considerato infatti un vero e proprio organo che produce e immette nel circolo sanguigno delle sostanze-segnale capaci di informare il sistema nervoso sulla quantità di energia accumulata nel corpo regolando, di conseguenza, gli stimoli di fame e sazietà.
Molte persone che seguono una dieta dopo una prima fase di difficoltà nel resistere al desiderio di cibo, sperimentano uno stato di benessere, probabilmente mediato dalle endorfine. L'effetto benefico di queste sostanze è utilissimo nelle situazioni naturali di carestia perché mette l'individuo nelle migliori condizioni possibili per trovare cibo.

Purtroppo, però, questa fase di benessere indotta dalla restrizione alimentare dura poco tempo e iniziano a comparire irritabilità, ansia  e depressione che portano inesorabilmente alla perdita del controllo (fenomeno della disinibizione) e all'abbandono della dieta. In questo modo subentra un  meccanismo di pensiero che è molto deleterio e contribuisce a strutturare e mantere i disordini e i disturbi alimentari.

La trappola del "pensiero tutto o nulla"

Il fenomeno della disinibizione si osserva abitualmente nelle persone che affrontano la dieta con un atteggiamento troppo rigido e perfezionistico, la cosiddetta "mentalità  tutto o nulla": le cose vanno bene fino a che si segue perfettamente la dieta, ma basta una piccola trasgressione perché il controllo venga abbandonato del tutto ("ho mangiato una pasterella, allora ne mangio tante e da domani ricomincio la dieta"). La trasgressione della dieta è spesso vissuta come una propria incapacità di resistere alle tentazioni ed è quindi seguita da profondi sensi di colpa i quali portano ad una maggiore restrizione, spesso saltando i pasti o eliminando determinati cibi. Con il passare del tempo la dieta stretta interrotta dalle abbuffate crea un circolo vizioso fino ad arrivare ad una vera e propria condizione di bulimia con un conseguente aumento di peso oppure sviluppo della sidrome dello yo-yo (Vuoi saperne di più?).

 
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