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Disordini e Disturbi Alimentari

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I fattori di rischio  che possono favorire lo sviluppo di un Disturbo Alimentare

Attualmente non sono ancora ben note le cause dei disturbi alimentari. Tuttavia i dati più recenti della ricerca sembrano  indicare una combinazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali. La ricerca ha inoltre individuato numerosi fattori di rischio che hanno un ruolo potenziale nello sviluppo del disturbo alimentare.
I fattori di rischio dei disturbi alimentari possono essere raggruppati in due categorie: 1) fattori di rischio generali; 2) fattori di rischio individuali

1. Fattori di rischio generali
Sono fattori non modificabili che aumentano in generale il rischio di sviluppare un disturbo alimentare. Tra questi i più importanti sono i seguenti:
  • Sesso femminile: perché la spinta sociale alla magrezza influenza di più le ragazze rispetto ai ragazzi essendo le prime più portate a basare il proprio valore sull'aspetto fisico.
  • Adolescenza: perché in questa fase della vita c'è una forte tendenza a giudicare il proprio valore in termini di aspetto fisico.Nelle ragazze, in particolare, la pubertà determina una profonda modificazione fisica con un aumento del grasso corporeo che allontana dall'ideale di femminilità proposta dalla società e che spinge quindi ad adottare una dieta per perdere peso. Spesso il dimagrimento porta ad assumere delle caratteristiche fisiche prepuberi che per alcune adolescenti costituisce un nido sicuro.

Vivere in una società occidentale che enfatizza un corpo magro come ideale di valore e bellezza femminile e che ha come conseguenza l'aumento dell'insoddisfazione.
2. Fattori di rischio individuali
Sono fattori che riguardano la singola persona.
  • Esperienze negative come ad esempio i rapporti problematici con i genitori (eccessiva protezione, alte aspettative ecc), traumi fisici o psicologici, derisione per il peso e le forme corporee (bullismo ecc) , lavori o attività sportive che incoraggiano la magrezza (modelle, la danza ecc.).
  • Caratteristiche dell'individuo come ad esempio essere affetti da obesità con maggior rischio di sviluppare una Bulimia Nervosa o il disturbo da alimentazione incontrollata (BED).
  • Tratti di personalità come ad esempio una bassa autostima, il perfezionismo, la necessità generale di autocontrollo o la difficoltà a tollerare le emozioni che giocano un ruolo importante nello sviluppo di Anoressia Nervosa.
  • Problemi digestivi nella prima infanzia o conflitti alimentari durante i pasti, anch'essi spesso implicati nell'insorgenza di Anoressia Nervosa.
  • Comportamentali come il fare una dieta ferrea che caratterizza l'esordio della maggior parte dei disturbi dell'alimentazione.

Meccanismi che favoriscono il mantenimento dei Disturbi Alimentari

La Teoria Cognitivo Comportamentale  sostiene che la restrizione alimentare, comportamento che caratterizza l'esordio della maggior parte dei disturbi dell'alimentazione, ha origine da due vie che possono operare contemporaneamente:
La prima via è caratteristica di quelle persone che hanno una forte necessità di controllare i vari aspetti della loro vita (es. scuola, lavoro, sport), ma che spesso finiscono per concentrare i loro sforzi sul controllo dell'alimentazione;
La seconda via è l'eccessiva valutazione del peso e delle forme corporee in quelle persone che hanno interiorizzato l'ideale di magrezza molto diffuso nella nostra società. In questi casi la persona basa il suo valore intrinseco quasi esclusivamente sull'aderire e avvicinarsi a questo ideale di magrezza/bellezza ("avrò successo quando peserò ...", "Farò l'esame quando mi entraranno quei pantaloni" ecc).

In entrambi i casi il risultato è l'adozione di una dieta rigida ed estrema.
Successivamente iniziano ad operare quelli che vengono definiti fattori di mantenimento del disturbo alimentare, quei fattori, cioè, che contribuiscono a mantenere attivo il Disturbo.
I principali meccanismi di mantenimento identificati dalla teoria cognitivo comportamentale sono i seguenti:
  • L'eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo; che costituisce il nucleo centrale del disturbo alimentare che è necessario modificare per ottenere la risoluzione del disagio.
  • L'eccessiva valutazione del controllo alimentare che si sviluppa in un sottogruppo di persone estremamente preoccupate per la loro alimentazione, spesso a causa di problemi legati alla digestione, per fobie o false credenze nei confronti del cibo.
  • La dieta ferrea che, adottata in seguito all'estrema preoccupazione per il peso e le forme del corpo, ha come conseguenza il sottopeso e la comparsa dei sintomi da denutrizione. Questi contribuiscono a mantenere attivo il Disturbo Alimentare perchè, disinibendo la spinta a mangiare, aumentano nella persona il bisogno di controllo sul cibo.
  • L'abbuffata che può essere scatenata dall'eccessiva restrizione dietetica (rottura delle regole dietetiche rigide) o da eventi e cambiamenti dell'umore. L'abbuffata contribuisce a mantere il disturbo alimentare perché, in seguito ad essa, la persona, preoccupata per l'eccesso di calorie assunte,  intensifica la dieta (digiuno ecc.) gettando le basi per un'ulteriore perdita di controllo.
  • L'esercizio fisico eccessivo e compulsivo che viene adottato per controllare il peso e le forme corporee e a volte per modulare le emozioni.
  • Il vomito e l'uso di lassativi e diuretici che vengono utilizzati per controllare il peso e compensare gli attacchi bulimici, ma che, oltre a  causare danni fisici gravi, portano ad avere altre abbuffate.
  • Il check del peso e della forma del corpo che consiste in una serie di comportamenti (es. pesarsi spesso, guardarsi spesso allo specchio, scrutare precise parti del corppo per valutarne la modificazione, misurarsi le circonferenze del corpo ecc.) che contribuiscono al mantenimento del disturbo alimentare perchè, aumentando l'insoddisfazione  per le forme del corpo, si intensifica, di conseguenza, anche la restrizione alimentare.
  • L'evitamento dell'esposizione del corpo (mare, piscina, feste, abiti aderenti ecc) e del pesarsi che intensifica l'insoddisfazione corporea perchè non permette di raccogliere prove contrarie che potrebbero rassicurare la preoccupazione ossessiva per le porprie forme.
  • La sensazione di essere grassi; la persona riferisce di "sentirsi grassa" ed è stato osservato che tale sensazione compare in concomitanza di alcune emozioni non riconosciute (es. tristezza, noia, paura, inadeguatezza) che sono vissute come insopportabili, o certi stati fisici come, per esempio il sentirsi gonfi, l'essere sudati, il contatto fisico ecc .  "La sensazione di essere grassi" può essere definita come una distorsione cognitiva, cioè un'eticchettare erroneamente tali stati  attribuendoli alle forme del corpo e contribuisce a mantenere attivo il disturbo alimentare perché la persona si  convince illusoriamente che l'unico modo per risolvere tali emozioni è quella di perdere peso.

Le conseguenze dei Disturbi Alimentari

I disturbi alimentari possono potenzialmente danneggiare 4 aree della vita: la salute fisica, il funzionamento psicologico, le relazioni interpersonali e la carriera scolastica e lavorativa.
Danni Fisici
I danni fisici conseguenti ai disturbi alimentari sono attribuibili ad 1 o più dei seguenti fattori: dieta ipocalorica, sottopeso, vomito autoindotto, uso improprio di lassativi e/o diuretici e attività fisica eccessiva. I danni fisici possono compromettere in modo marcato la qualità della vita e in alcuni casi possono aumentare il rischio di morte.
Alterazioni elettrolitiche, Danni cardiopolmonari, Danni renali, Alterazioni metaboliche, Atrofie celebrali ed anomalie neurologiche, Rigonfiamento delle ghiandole salivari, Disturbi gastrointestinali, Danni ai Denti,Danni alla pelle, Edema, Anomalie ossee, Arresto nella crescita e nello sviluppo puberale, Anomalie muscolari e neurologiche, Alterazioni ematologiche e immunologiche, Amenorrea e disturbi della fertilità, Allergie ed Intolleranze al Lattosio.
Danni Psicologici
La maggior parte delle persone affette da disturbi alimentari presenta una bassa autostima, ansia, frequenti pensieri di autocritica, irritabilità, umore instabile e depressione. A volte i problemi psicologici possono precedere o coesistere con il disturbo dell'alimentazione.
Danni alle Relazioni Interpersonali.
Le difficoltà interpersonali sono molto comuni nei disturbi dell'alimentazione: possono agire come fattori di rischio, come meccanismi di mantenimento o rappresentare una conseguenza del disturbo dell'alimentazione. Le difficoltà possono coinvolgere i rapporti familiari, i rapporti di coppia e i rapporti con gli amici e possono essere la conseguenza delle liti riguardanti i comportamenti alimentari oppure causati dai frequenti sbalzi d'umore associati al disturbo. Inoltre le persone affette da disturbi alimentari tendono ad evitare inviti a pranzo o a cena per paura di perdere il controllo e di mangiare, trascorrendo la maggior parte del tempo a svolgere attività fisica solitaria.
Danni alla Carriera Scolastica e Lavorativa.
Le persona affette da disturbi alimentari frequentemente tendono ad organizzare la porpria giornata secondo rituali precisi e stereotipati, in particolar modo quelle in cui è associato il perfezionismo clinico. Nella fase iniziale del disturbo queste persone tendono ad ottenere risultati eccellenti sia sul lavoro che nella scuola, pur non essendo mai soddisfatte pienamente dei livelli raggiunti. Con il progredire del disturbo, soprattutto quando la perdita di peso è molto marcata, questa tendenza si capovolge: infatti  compaiono difficoltà di concentrazione e di attenzione. Inoltre il tempo dedicato all'attività fisica compulsiva impedisce lo svolgimento delle altre attività. La conseguenza è che nei disturbi gravi e di lunga durata è comune l'abbandono della carriera scolastica o lavorativa.
 
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